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 Giuseppe De Nittis

Giuseppe De Nittis

Giuseppe De Nittis - Barletta 1846 – Saint-Germain-en-Laye 1884  

 

Nato a Barletta da una famiglia di ricchi proprietari terrieri, Giuseppe è il quarto figlio di Raffaele e Teresa Buracchia. Il padre, arrestato pochi mesi prima della sua nascita per motivi politici, si uccide all’uscita dalla prigione nel 1848 e i figli vengono cresciuti dai nonni paterni. Dopo un primo avvicinamento all’arte in ambito pugliese, a quattordici anni Giuseppe si trasferisce a Napoli dove frequenta l’Istituto di Belle Arti e studia con Giuseppe Mancinelli e Gabriele Smargiassi, ma presto ne viene estromesso per motivi disciplinari. La libertà conquistata lo porta a vivere un rapporto diretto con la campagna e il mare, i soggetti pittorici più amati nel corso degli anni Sessanta. Dall’amicizia con Adriano Cecioni e Domenico Morelli, insieme a Marco De Gregorioe Federico Rossano, nasce la Scuola di Resina, aperta alla pittura “di macchia”. Dopo una parentesi fiorentina, nel 1867 Giuseppe si reca a Parigi, dove l’anno successivo si stabilisce definitivamente, lavorando in esclusiva per Adolphe Goupil, noto mercante d’arte, fino al 1874 e dove posa Léontine Gruvelle. Il pittore vi rimarrà, a parte i viaggi a Londra e i periodici ritorni in patria, fino alla morte precoce, acquistando fama e fortuna. Sono gli anni che vedono costituirsi il linguaggio degli Impressionisti e nel 1874 partecipa, unico italiano, alla loro prima mostra, mentre espone più volte al Salon riscuotendo grande successo con il dipinto Che freddo! (1874, Milano, collezione Jucker). Ma già con Al Bois de Boulogne ha inaugurato quella pittura che lo identifica come sensibilissimo cronista della vita moderna della capitale francese. Tuttavia la sua adesione alla pittura impressionista avviene con una certa riserva e proprio da tale atteggiamento nasce la tipica cifra denittisiana, che dall’Impressionismo mutuava qualche predilezione iconografica, la luminosità della tavolozza e l’immediatezza dei tagli, escludendo il nucleo più profondo del suo linguaggio, il suo nuovo potere di presa della realtà, nell’insofferenza per ogni aspetto illustrativo. L’intento di Degas di non aggredire troppo violentemente il gusto del pubblico trovò nell’accomodante formula denittisiana un utile elemento di mediazione, ciò che spiega l’ammissione del pittore pugliese alla prima mostra del “boulevard des Capucines”. Ed infatti il favore del pubblico e i riconoscimenti ufficiali che furono ostinatamente negati ai suoi colleghi non mancarono a De Nittis, grazie proprio all’eleganza del racconto e alla levigatezza della superficie pittorica. Le sue donne dei suoi ritratti, sempre vestite alla moda, si muovono nei grandi parchi, lungo le passeggiate dei boulevards di Haussman, nei salotti, nelle stanze delle ricche dimore borghesi. La modella principale è sua moglie Léontine, colta negli ambienti domestici, nei ritratti, nelle scene en plain air, nei luoghi della mondanità e del divertimento. Nel 1876 riceve la medaglia d’onore d’oro assieme al titolo di Cavaliere della Legion d’Onore e la sua casa diventa luogo d’incontro dell’élite culturale franco-britannica, frequentata, tra gli altri, da Manet, Edgar Degas, Tissot, Emile Zola, Guy de Maupassant. Pur continuando a frequentare Napoli e Barletta durante frequenti soggiorni, è la capitale francese la città d’elezione. Intorno alla metà degli anni Settanta, anticipando Degas e Manet, sperimenta la tecnica del pastello in grandi composizioni. Muore a 38 anni, nel 1884 per una emorragia cerebrale.

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