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 Jean-Michel Basquiat

Jean-Michel Basquiat

Jean-Michel Basquiat - New York 1960 - 1988

 

Artista maledetto ribattezzato dalla critica ora come il “James Dean della pittura”, ora come il “Van Gogh moderno” o il “Picasso nero”, Basquiat morì giovanissimo di overdose dopo essere stato uno dei protagonisti della scena artistica newyorkese degli Anni 80. Di padre haitiano e madre portoricana, mostrò fin da bambino un grande talento per il disegno ispirato a fumetti e cartoni animati. Ragazzo irrequieto con un rapporto conflittuale con il padre, dopo essere fuggito due volte di casa venne iscritto alla City-as-School di Manhattan, scuola destinata a ragazzi problematici ma talentuosi. Lì strinse amicizia con il giovane graffitista Al Diaz iniziando a disseminare le strade della Grande Mela di graffiti firmati con l’acronimo SAMO, ossia “Same Old Shit” (letteralmente: la solita vecchia merda) che catturarono l’interesse della cittadinanza. Nel 1978, un anno prima del diploma finale, abbandonò sia la scuola che la casa paterna per andare a convivere con Diaz, dedito come lui all’uso di stupefacenti. Dopo essersi mantenuto per qualche tempo vendendo magliette dipinte e cartoline, rivelò dietro compenso di essere insieme a Diaz l’artefice della misteriosa firma SAMO. Il sodalizio fu sciolto e sui muri di Manhattan apparve la scritta “SAMO IS DEAD”. Da allora Basquiat non usò mai più la firma Samo. A partire dal 1979 la sua fama iniziò ad allargarsi rapidamente oltre i confini della scena underground newyorkese attirando l’interesse di importanti riviste e di critici e mercanti d’arte internazionali. Nel 1982 si impose anche all`attenzione europea partecipando a Documenta VII di Kassel. Lo stesso anno vide l’organizzazione delle sue prime mostre personali a Modena e New York. I suoi dipinti su tela, cartone o legno combinavano in una sorta di caotico puzzle parole e frasi tratte dai mass media e immagini ispirate a fumetti, pubblicità o iconografie caribiche. Dal 1983 strinse un’intensa amicizia con Andy Warhol entrando nella sua factory e iniziando una serie di collaborazioni a più mani. All’apice della sua carriera, tuttavia, iniziò il suo declino, dovuto in particolare alla crescente dipendenza dall’eroina che lo portò a soffrire anche di attacchi psicotici. Dopo aver dipinto con Warhol un ciclo di opere che furono esposte in una mostra comune, fu definito dal New York Times come "la mascotte di Warhol" e quindi si allontanò dalla factory dell’amico. Espose nuovamente le proprie opere a New York, ma l’accoglienza sempre più fredda da parte di pubblico e critica, unita al trauma della morte di Warhol nel 1987, lo portarono ad un violento abuso di droghe e, dopo inutili tentativi di disintossicazione, alla morte per overdose di eroina all’età di soli ventisette anni.

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