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 Pablo Picasso

Pablo Picasso

“Suo padre, in Spagna, era professore di pittura e Picasso scriveva pittura come gli altri bambini scrivevano l’abbiccì. Era nato facendo disegni, non disegni da bambino ma disegni da pittore. I suoi disegni non erano di cose vedute ma di cose espresse, insomma erano parole, per lui; il disegno fu sempre il suo solo modo di parlare, e lui parla moltissimo”. (Gertrude Stein, Picasso, 1938).  

 

Pablo Picasso – Malaga, 1881 – Mougins, 1973  

 

Figlio di José Ruiz, professore di disegno, Pablo segue la famiglia prima a La Coruña, poi a Barcellona, dove si iscrive all’Accademia di Belle Arti. Qui partecipa alla vita intellettuale della città, aperta alle correnti dell’avanguardia, lavora con frenesia sperimentando varie tecniche, disegna dal vero, realizza ritratti degli amici (Sabartés, De Soto, Gonzales), affiches per El Quatre Gats, ritrovo di giovani intellettuali. Nell`ottobre del 1900 si reca per la prima volta a Parigi, dove tornerà più volte fino a stabilirvisi definitivamente nel 1904. Nel frattempo, a partire dal 1901 sceglie di firmarsi con il solo cognome della madre. A Parigi trova uno studio al Bateau-Lavoir, a Montmartre, punto di incontro di poeti e intellettuali: vi abitano, tra gli altri, Georges Braque, Max Jacob, Guillaume Apollinaire, André Salmon, Gertrude e Leo Stein. Tra il 1901 e il 1904 le sue opere, che ripropongono nei temi espressioni dolenti di tragiche condizioni umane e sociali, sono caratterizzate da un disegno stilizzato e pungente, da una intonazione monocroma blu che definisce duramente i volumi (periodo blu). Dal 1904 acrobati, suonatori ambulanti, arlecchini popolano le sue tele e i suoi disegni, con note di tenera malinconia, mentre il blu è sostituito da tonalità grigio-rosa (periodo rosa). Il Ritratto di Gertrude Stein (1906, New York, Metropolitan Museum) prelude nella semplificazione e nella saldezza delle forme ai dipinti più direttamente influenzati dall’art negre, di cui Picasso subisce il fascino. Le Demoiselles d’Avignon (1907, New York, Museum of Modern Art) sono al centro di una ricerca ossessiva di tutte le possibilità espressive della figura umana nella scomposizione dei volumi e nel trattamento schematico dei piani (l’opera viene presentata all’Esposizione universale di Parigi del 1937). Da queste premesse e da una nuova e approfondita conoscenza dell’opera di Cézanne nasce il cubismo. In una ricerca, che si svolge parallela a quella di Braque, Picasso analizza gli elementi volumetrici delle immagini mediante la loro scomposizione geometrica in piani sovrapposti e giustapposti, in un ritmo complesso che porta al superamento della tradizionale impostazione fondo-immagine. Con la presentazione simultanea delle varie facce dell`immagine, andando oltre la visione tridimensionale, realizza sul piano la quarta dimensione e contestualmente elabora anche le sue esperienze in scultura. Nel 1915 Picasso ritorna alla rappresentazione oggettiva, dapprima ricalcando, soprattutto nei disegni, la via del rigoroso classicismo di Ingres, poi tentando di realizzare una nuova monumentalità in una serie di figure “colossali”; ma ben presto si rifà, specialmente nelle nature morte, alla scomposizione di tipo cubista. Alla la corrente classicistica, che domina in tutta Europa, Picasso reagisce con un quadro di Danzatrici (1925, Londra, Tate Gallery), nel quale la scomposizione cubista si trasforma in una vera e propria deflagrazione formale. Benché Picasso non abbia esplicitamente aderito al surrealismo, le opere di questo periodo, in cui la deformazione giunge spesso a una voluta mostruosità, sono considerate surrealiste. Ma l`istinto formale riprende il sopravvento sulla poetica del surrealismo: con un gruppo importante di sculture (1930-1934; busti, nudi femminili, animali, costruzioni metalliche), nascono dipinti nei quali la deformazione diventa apostrofe morale, simbolo delle deformazioni interiori dell`uomo moderno. Durante la guerra civile spagnola Picasso vive con forte impegno il dramma del suo paese; per un breve periodo è direttore del Museo del Prado. La spietata denuncia degli orrori del fascismo e della guerra che impronta le violente acqueforti che illustrano il poemetto Sueño y mentira de Franco, raggiunge i toni più alti del dramma in Guernica (Museo Reína Sofia), espressione dello sdegno più intenso dopo il bombardamento tedesco della cittadina, risolta in una ridotta gamma cromatica di bianchi e di neri: costretta l`azione nello spazio di una stanza, dalle macerie, lacerati brandelli della coscienza, affiora il toro, simbolo della violenza e della brutalità. L’opera, la cui denuncia va oltre l`episodio contingente che l’ha originata, esposta nel padiglione spagnolo dell’Esposizione Universale di Parigi del 1937, suscitò profonda commozione e consensi. Simboli d’orrore sono anche i Minotauri e le Tauromachie, come poi, durante la seconda guerra mondiale, le donne mostruosamente deformi e le nature morte. Dopo la guerra si iscrive al partito comunista francese, partecipa a vari congressi della pace ed esegue il logo con la colomba per quello di Parigi del 1949. Dal 1947 soggiorna a Vallauris, dove si dedica prevalentemente alla ceramica, poi a Cannes e dal 1961 si stabilisce a Mougins. Pur senza abbandonare la scomposizione violenta della forma, Picasso sa piegarla a esprimere affetti familiari, limpidi sentimenti umani; con maggiore serenità ricerca nei miti classici e nell’antichissima tecnica della ceramica il senso profondo dell’anima mediterranea. La sua tecnica prodigiosa, la sua dirompente forza creativa, il suo pathos ardente giungono a espressioni quasi idilliche come nel grande pannello La Pace, o di alto senso morale come in quello La Guerra (entrambi del 1952-1954, Vallauris, Musée National Pablo Picasso). Tra le sue ultime opere si ricordano una serie di variazioni su Las Meniñas di Velázquez (1957, Barcellona, Museo Picasso) e su Le déjeuner sur l`herbe di Manet (1961) e un grande murale per la sede dell`UNESCO a Parigi (1958).

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