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Sten&Lex

Pionieri dello "stencil graffiti” in Italia ed esponenti della street art, iniziano l`attività a Roma nel 2001. I primi stencil raffigurano icone di b-movies, come gran parte della tradizione della stencil art, ma la ricerca li porta presto a raffigurare volti anonimi di studenti ripresi dagli annuari dei college degli anni '60 e '70.  

Un filone parallelo è quello delle stampe e delle incisioni. Sten&Lex riprendono dettagli di francobolli, banconote e illustrazioni del passato, come quelle di Gustave Dorè, e le rendono monumentali, dipingendo su poster di grande formato (4-6 metri di altezza) che attaccano per strada clandestinamente. Spesso rielaborano elementi sacri ed ecclesiastici. Il loro tono non è irriverente e l`azione si pone come un recupero dell’arte classica riproposta in modo soggettivo. L'importanza di Stan&Lex in ambito internazionale è dovuta soprattutto all’introduzione della mezza tinta nella tecnica stencil. I loro stencil sono composti di punti, pixel e linee che compongono immagini di senso compiuto.

La produzione dell’ultimo periodo, sia in strada che in galleria, è la sintesi del loro percorso decennale. Il loro merito riguardo alla tecnica dello stencil è stato riconosciuto da Banksy , che li ha invitati al Cans festival di Londra, dove la Santa di Sten&Lex è stata dipinta al fianco del Buddha di Banksy. Le loro opere sono state esposte nel 2009 al Museo Madre di Napoli (Urban Superstar Show) e nel 2008 all’Auditorium di Roma (Scala Mercalli). Nel 2008 hanno partecipato insieme a Blek Le Rat, DFace, Dolk, Chris Stain e Herakut al più importante festival di street art europea, il Nuart festival. I loro stencil, poster e dipinti murari sono presenti negli angoli delle principali città italiane ed europee.

Sten&Lex vivono in simbiosi il momento di ogni singola creazione, ragionano insieme sul soggetto, lo metabolizzano e una volta messo a fuoco lo realizzano come antichi amanuensi ancora innamorati di un’arte accurata ed elaborata attraverso ritmi rallentati e minuziosi. Quello che ne risulta è un’opera tecnicamente complessa che si tramuta nel punto di arrivo di un’icona popolare. Il loro approccio alla creazione dell’opera d’arte è estremamente introspettivo. Nelle testimonianze fotografiche dei loro interventi pubblici si intravede sempre una figura di spalle o incappucciata, come a voler narrare una storia della nostra era attraverso un alone di mistero, e un’identità poeticamente nascosta ma d’impatto.  

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