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Storie dell`Arte: la città

Filo conduttore della decima puntata di StoriE dell’ArtE, in onda sabato 15 novembre su Rai 5 (Canale 23 del digitale terrestre) alle ore 20.40 e venerdì 21 novembre su Rai 3 alle ore 01:10, è la città. Un luogo che nel corso del tempo è stato interpreto in molti modi, seguendo molto spesso gli input delle tendenze artistiche prevalenti.

Nella Città ideale (1480-1490) ad esempio, che Marco Baliani analizza per i telespettatori presso la Galleria Nazionale delle Marche a Urbino, emerge quel concetto di perfezione che aleggiava nel Rinascimento. Una perfetta armonia fatta di prospettiva, rigore geometrico, matematica degli spazi. Al centro della scena un grande tempio circolare con un colonnato, a destra e sinistra edifici civili che come quinte aumentano il senso della prospettiva e del punto di fuga. L’intera tavola in oggetto sembra un antesignano dei nostri piani regolatori: una città senza errori, senza scarti, atemporale, che vuole farsi modello di un luogo possibile.

Se il Rinascimento ha proposto una razionalizzazione degli spazi cittadini, nel Settecento la pretesa è quella di rappresentare le città il più realisticamente possibile. Esempio evidente di questa tendenza è l’opera di Canaletto del 1738, intitolata Venezia, la piazzetta con la biblioteca di San Marco. Una tela di grande suggestione e dall’evidente struttura scenografica. San Marco è sulla sinistra e fa da quinta, lo spazio viene catturato verso la profondità. Canaletto capisce che lo spettatore, oltre a compiacersi dello spazio osservato, deve anche avere la possibilità di immedesimarsi dentro. Non una città vuota la sua, ma piena di vita e con diverse imperfezioni.

Anni dopo, Giuseppe De Nittis renderà omaggio a un’altra città europea: celebri infatti le sue vedute di Londra con colori a pastello, che l’autore propone però in chiave decadente. In Cantiere, del 1883, ecco venir fuori la metropoli scura e fumosa, colta nel suo passaggio a città industriale. Le nuvole di carbone, che vengono su dalle fabbriche, raccontano la Londra dello sfruttamento minorile e degli operai. Una città che cambia sotto i colpi del capitalismo dilagante.

Il racconto della città che muta è anche quello che compie Mario Mafai, per documentare i cambiamenti urbanistici nella Roma fascista a partire dal 1930. Intere abitazioni vengono distrutte per far spazio a enormi viali, in grado di collegare parti strategiche di città. In una di queste case abitava proprio il pittore, che non perse occasione di imprimere sulla tela la città che stava scomparendo. Nel 1939 dipinge Demolizione dei borghi, quadro dalle tinte espressioniste, con colori forti e duri, all’opposto della retorica neoclassicheggiante che il regime stava imponendo. Una città smantellata quella di Mafai, dove i colori tufacei di Roma si slabbrano. E’ solo l’inizio di un modo di rappresentare le metropoli, che nel XX secolo diventano luoghi di eterna costruzione, ormai privi dei connotati originari.

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