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Barocco

 Barocco

“Borromini in Architettura, Bernini in Scultura, Pietro da Cortona in Pittura, il Cavalier Marino in Poesia son peste del gusto… Barocco è il superlativo di bizzarro, l’eccesso del ridicolo” (Francesco Milizia, Dizionario delle Belle Arti del Disegno, 1781)  

 

Sulle origini del termine “barocco”, che sarebbe da collegare all’aggettivo spagnolo barrueco (perla irregolare) o alla definizione di una complicata figura di sillogismo detta baroco, esiste tuttora incertezza. È noto, invece, che a partire dal tardo Settecento il termine fu usato in accezione polemica per bollare quella che, secondo un campione del gusto neoclassico come Francesco Milizia, sarebbe stata solo “peste del gusto”. Le riserve sul periodo, svalutato dalla tradizione critica italiana (De Sanctis, Croce) come età di oscuramento e di crisi dei valori morali, civili e letterari, hanno a lungo ostacolato una corretta comprensione storica del fenomeno, che grazie soprattutto alla storiografia di lingua tedesca, a cominciare da Heinrich Wölfflin è stato riconsiderato nella sua autonoma complessità e ricchezza. La storiografia recente ha concentrato sull’attività di Bernini, Borromini, Pietro da Cortona dal 1630 circa in poi l’identificazione dell’arte barocca, individuandone i caratteri di dinamismo e magniloquenza, nella predilezione per gli effetti teatrali e illusionistici, nell’interazione fra tutte le arti, nella nuova concezione dello spazio e della natura e del loro rapporto con l’uomo, nell’uso cosciente del linguaggio visivo come mezzo di persuasione e di comunicazione. Nel corso del Seicento Roma assume un aspetto sempre più ricco e fastoso, fino a diventare il grande punto di riferimento dell’arte europea, meta di artisti stranieri in viaggio di studio. Con Urbano VIII Barberini rivaleggiano in splendore e mecenatismo i successori Innocenzo X Pamphili e Alessandro VII Chigi; ma non meno significativo fu il ruolo dei Gesuiti. Il grandioso e dinamico sforzo di evangelizzazione missionaria da essi intrapreso nei continenti extraeuropei non li distolse infatti da un’azione di propaganda, istruzione e celebrazione cattolica che nell’arte barocca trovò uno strumento di straordinaria efficacia persuasiva. La geografia artistica del barocco italiano è assai complessa e oltre a Roma altri centri come Napoli, Torino, Genova, Venezia presentano tra Sei e Settecento un vivace sviluppo, anche per impulso di sovrani illuminati e di un’aristocrazia aperta idee di rinnovamento. La ricostruzione dei centri distrutti dal terremoto in Sicilia (1693) e più tardi la costruzione della Reggia di Caserta (1751), il rinnovamento urbanistico di Napoli voluti da Carlo III di Borbone, tipico campione del dispotismo illuminato, rappresentano gli esempi forse più significativi di uno sviluppo favorito dalla graduale ripresa demografico-economica e dal consolidamento dei principati italiani, dopo il tramonto dell’influenza spagnola sulla penisola.

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