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Alberto Burri: i sacchi e la verità della materia

Nel 1949 Alberto Burri realizza SZ1, il primo sacco stampato. Per anni i sacchi sono giudicati a dir poco scandalosi. Non il caso, ma un’intenzione lucidissima guida Burri, che individua nell’apparenza una qualità disgiunta dalla sostanza. Il sacco, tela unta, incatramata e lacera, è assenza di luce e colore. Non è un attacco alla pittura, ma la sostituzione dei materiali della pittura. La materia del sacco è qualità pittorica e cromatica di per sé stessa, senza velature, senza vernici, trasformata solo dai segni del tempo. Burri non nega il colore usando la materia. Usa notazioni minime di colore che non sembrano colore, sono colori negativi, ai margini della vita come i suoi stracci. I sacchi non vogliono e non devono rappresentare nulla. La Seconda guerra mondiale, che molti hanno voluto collegare alle ferite inferte alla materia da Alberto Burri,  è solo un antefatto. “Perché a una pittura che si è liberata dal soggetto, vogliamo imporgliene uno?”. A chiederselo è Cesare Brandi, che commenta l’opera di Alberto Burri.

Da Rai Teche: A tu per tu con l’opera d’arte, di Franco Simongini, 1975.

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