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Alessandra Mauro: il silenzio è mafia

“Non si è lavorato invano in questi anni difficili. L’iniziale impegno di pochi ha costretto le istituzioni e la società a guardare in faccia la realtà di un fenomeno criminale destabilizzante troppo a lungo minimizzato ed è valso ad aprire un varco,  creare una testa di ponte che ha resistito, con gravi perdite e tra enormi difficoltà, a una pesante controffensiva. Adesso, fortificati dalle esperienze nel bene e nel male acquisite, è tempo di andare avanti non con sterili declamazioni e non più confidando sull’impegno straordinario di pochi ma con il doveroso impegno ordinario di tutti in una battaglia che è anzitutto di civiltà e che può e deve essere vinta. Ottimismo e retorica a buon mercato? Forse. Ma come sarebbe stato possibile spendere tanti anni in un duro lavoro di trincea se non vi fosse stata anche un po’ di sana retorica e un pizzico di ottimismo? I fatti, però, mi sembra che mi diano ragione e, comunque, una cosa è certa: indietro ormai non si può più tornare”. Così scriveva Giovanni Falcone su Micromega nel 1990. Due anni dopo, l’attentato di Capaci, il 23 maggio 1992, e quello di via D’Amelio, il 19 giugno dello stesso anno, tolsero la vita a Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo, Paolo Borsellino e gli agenti delle rispettive scorte. La cronaca degli anni più duri della lotta contro la mafia, i momenti più atroci, le tappe più significative, i traguardi raggiunti, è concentrata in alcuni scatti realizzati per l’agenzia Contrasto, che raccontano un brano di storia recente per immagini. Perché le immagini,  più della cronaca, segnano la memoria e scandiscono la storia.

Il silenzio è mafia. Falcone e Borsellino venti anni dopo. Palazzo incontro, Roma, fino al 9 settembre 2012

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