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Amedeo Modigliani

 Amedeo Modigliani

Amedeo Modigliani – Livorno 1884 – Parigi 1920  

Il dissesto economico della famiglia, avvenuto nello stesso anno di nascita di Amedeo, assesta un duro colpo alle abitudini di vita di casa Modigliani. Il padre, sbiadita figura del ménage domestico, è spesso fuori città per motivi di lavoro; la madre, Eugenia Garsin, donna colta ed energica, si fa carico della gestione familiare. L’entourage domestico si allarga per il trasferimento a Livorno del nonno Isacco Garsin e della zia Laura, figure fondamentali nell’evoluzione spirituale di Amedeo. Nel 1898, durante il delirio causato dalla febbre tifoidea, Amedeo manifesta alla madre il desiderio di studiare pittura. In seguito alla diagnosi di tubercolosi, Amedeo in compagnia della madre passa l’inverno in giro per l’Italia, visitando le più importanti città d’arte: Firenze, Roma, Napoli, Venezia. Il viaggio eserciterà una grande influenza sulla sua formazione artistica e dopo un soggiorno di studio a Firenze, tra il 1903 e il 1910, si trasferisce a Venezia dove le sue conoscenze artistiche si aprono alla cultura europea: Munch, Klimt, Touluse-Lautrec. Nella primavera del 1606 Amedeo giunge a Parigi. L’inserimento del giovane livornese nel complesso e cosmopolita contesto artistico parigino è sin dall’inizio caratterizzato da un’emblematica instabilità emotiva e professionale. Stringe rapporti di amicizia alternati a momenti di forte tensione con i maggiori rappresentanti della bohème parigina: Costantin Brancusi, Chaïm Soutine, Moise Kisling, Maurice Utrillo. Inizialmente si dedica alla scultura, producendo alcuni capolavori della sua breve avventura artistica sul tema delle cariatidi (che riproporrà anche in pittura); datano a questi anni le sue teste, scolpite nel solco della grande tradizione del primitivismo francese. Abbandonata la scultura per motivi di salute (soffriva di crisi respiratorie), Modigliani comincia ad affinare il proprio stile pittorico giungendo a una interpretazione inedita dei motivi tratti dalla pittura di Cézanne e dal Trecento senese. L’utilizzazione di tecniche e codici tratti dalla tradizione pittorica erano finalizzate alla ricerca di un codice rappresentativo puro ed essenziale: volumi, masse, caratteristiche psicologiche e plastiche dei personaggi sono tradotti sulla tela seguendo la logica rigorosa della semplificazione formale. Nascono così i famosi nudi e i soprattutto i ritratti di Modì: la poetessa Beatrice Hastigs, con la quale ebbe una burrascosa storia d’amore, Pablo Picasso, Max Jacob, Jean Alexandre, Léopold Zborowsky, Jean Cocteau, Jean Hébouterne fanno parte della cerchia di amici, collezionisti e mercanti del pittore. Il sodalizio professionale e affettivo col mercante Zborowsky porterà alla creazione dei suoi più celebri capolavori, ma non inciderà minimamente sulle sue dissolute abitudini di vita. Nella primavera del 1907 conosce la giovane Jeanne Hébouterne che accompagnerà il pittore negli ultimi, tormentati anni di vita. Nel dicembre del 1917 alla galleria Berthe Weill si inaugura la prima mostra personale di Modigliani; la mostra sarà sospesa dopo pochi giorni, per oltraggio al pubblico pudore. Intorno al 1918 la salute di Amedeo comincia a peggiorare in maniera preoccupante, tanto da imporgli il trasferimento sulla Costa Azzurra, dove il clima è più mite. Il soggiorno è caratterizzato dalla ripresa di una intensa attività creativa. Cambiano anche i soggetti dei quadri e dipinge anche paesaggi. Insofferente alle tranquille abitudini di vita, Modigliani torna a Parigi nel maggio del 1919. L’isolamento artistico e il non riconoscimento del suo talento contribuiscono in maniera determinante al peggioramento delle sue condizioni di salute. Ricoverato in stato d’incoscienza all’ospedale della Carità, muore di meningite tubercolare il 24 gennaio del 1920. Pochi giorni dopo, Jeanne, all’ottavo mese di gravidanza, si suicida.

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