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Antiche dimore e tesori nascosti. Palazzo Giglioli Palazzi Trivelli a Reggio Emilia

Era la dimora dei Conti Giglioli, adibita a sede della Cancelleria del Duca d’Este nella prima metà del XVI secolo e un recente restauro, intrapreso dai proprietari, i Conti Palazzi Trivelli, ha dato nuova vita al prestigioso edificio di Reggio Emila, recuperando la struttura cinquecentesca e svelandone l'apparato decorativo originario, del tutto nascosto dai rifacimenti successivi. Il volume Palazzo Giglioli Palazzi Trivelli già Cancelleria del Duca d’Este (a cura di Massimo Pirondini e con testi di Federica Isabelle Adriani Federici, Vittorio Palazzi Trivelli, Giuseppe Berti) presentato a Roma presso Palazzo Corsini, documenta i complessi interventi voluti dai Conti Palazzi Trivelli per riportare alla luce i tesori artistici del Palazzo. Tra questi, gli affreschi del Cinquecento e del Seicento con dodici tavole dedicate ai Profeti biblici di Orazio Perucci, allievo di Lelio Orsi e i fregi eseguiti dagli artisti bolognesi Baldassare Bianchi e Giacomo Monti.

Le vicende del Palazzo, raccontate nel volume, offrono un itinerario in oltre mille anni di Storia. L’antica famiglia di origine bresciana dei Conti Palazzi Trivelli, discende da quel Corrado da Palazzo citato da Dante nel Canto XVI del Purgatorio fra quei tre vecchi savi, unici uomini di grande valore morale, rimasti ai suoi tempi. Una dinastia che ha incrociato i destini con quelli di sovrani, politici e pontefici: da Federico I il Barbarossa a Carlo I d’Angiò, da Re Berengario all’Imperatore Massimiliano I Asburgo, da Papa Eugenio IV al Principe Pandolfo Malatesta, passando per i Duchi Sforza di Milano e i Duchi Gonzaga di Mantova, fino ad arrivare alla Contessa Leocadia Palazzi Trivelli Venturi, illuminata progressista che nel XIX secolo ha dato vita ad un importante salotto artistico e letterario, ospitando personaggi illustri fra i quali Giuseppe Verdi, Giosuè Carducci, Camillo Prampolini, Giovanni Pascoli e Franz Listz.

 

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