Seguici    
Accedi

Effettua il LOGIN

Hai dimenticato la password?
REGISTRATI ADESSO!

oppure accedi tramite...

 

Claude Monet

 Claude Monet

"Il soggetto ha per me un`importanza secondaria: io voglio rappresentare quello che vive tra l`oggetto e me." (Claude Monet)  

 

Claude Monet – Parigi, 1840 – Giverny, 1926  

 

Fra tutti gli esponenti dell’impressionismo, Claude Monet fu il pittore che rimase fedele più a lungo al movimento, continuando a dipingere in quello stile anche quando l’impressionismo era ormai sorpassato da tempo. Ad un suo quadro del 1872 si deve la definizione di “impressionisti”, coniata dal critico francese Louis Leroy con intento dispregiativo. Trasferitosi da bambino a Le Havre al seguito della famiglia, a diciotto anni Monet iniziò a dipingere sotto la direzione di Eugène Boudin, che lo indirizzò al paesaggio en plain air. Nel 1859 andò a Parigi, dove si iscrisse all`Académie Suisse subendo l’influenza di Courbet e della Scuola di Barbizon, e avendo modo di conoscere Pissarro, Sisley, Renoir e Bazille, con i quali stabilì un rapporto di amicizia e condivisione di idee e progetti. Grazie a Bazille, trovò un atelier personale, dove dipinse fra l’altro le due tele che vennero accettate in quello che divenne poi il "Salon des réfusés" (l`esposizione di rifugio per i pittori impressionisti, avversati inizialmente dalla critica ed esclusi quindi dai circuiti ufficiali). Ammalatosi di tifo durante un breve servizio militare in Algeria, trascorse la convalescenza a Le Havre incontrando il pittore olandese Johan Barthold Jongkind, precursore dell’impressionismo. Nel 1862 tornò a Parigi entrando nello studio di Charles Gleyre e ricongiungendosi ai suoi amici Renoir, Sisley e Bazille. Allo scoppio della guerra con la Prussia nel 1870, per evitare il richiamo sotto le armi si trasferì a Londra interessandosi a Turner e Constable, per poi passare in Olanda, dove realizzò vedute e paesaggi di Amsterdam, e infine stabilirsi in una casa sulla Senna alle porte di Parigi. Nel 1874 Monet, Renoir, Pissarro, Sisley, Degas e Cezanne, esclusi sistematicamente dai Salon ufficiali, decisero di promuovere una propria esposizione presso lo studio del fotografo Nadar dando al proprio gruppo il nome di “Società anonima di pittori, scultori, incisori”. Ma il nome con cui passarono alla storia fu dovuto al critico Louis Leroy che li definì ironicamente impressionisti prendendo spunto dal quadro di Monet “Impression. Soleil levant”. La tela, che presentava tutti gli elementi caratteristici di quello stile – il soggetto casuale e inusuale, il colore steso a macchie, i contorni indefiniti degli oggetti e delle forme, la luce come vera protagonista della scena – divenne il simbolo di quel gruppo di pittori che secondo un altro critico, Jules Castagnery, potevano dirsi impressionisti “nella misura in cui non rappresentano tanto il paesaggio quanto la sensazione in loro evocata dal paesaggio stesso”. In quel periodo Monet portò a completa maturazione il suo stile che conservò poi inalterato anche negli anni a seguire, durante i quali partecipò a tutte e otto le mostre di pittura impressionista che si tennero fino al 1886. Ripetendo numerose volte lo stesso soggetto in ore e condizioni di luminosità diverse (come per le raffigurazioni della cattedrale di Rouen o per la famosa serie delle “Ninfee”, soggetto a cui lavorò ossessivamente per circa 30 anni), mirò ad esplorare tutte le varianti coloristiche e luministiche possibili. Anche quando le avanguardie artistiche del Novecento avevano demolito da tempo la pittura del secolo precedente, e nonostante una grave malattia agli occhi che gli impedì sempre più di discernere i colori, Monet continuò infaticabilmente nella propria ricerca fino alla fine dei suoi giorni, quando si spense per un tumore al polmone.

Tags

Condividi questo articolo