Seguici    
Accedi

Effettua il LOGIN

Hai dimenticato la password?
REGISTRATI ADESSO!

oppure accedi tramite...

 

De Chirico il burbero

Franco Simongini racconta come nasce un'opera d'arte. L'opera è il Sole sul cavalletto di Giorgio De Chirico. Siamo nello studio dell'artista, nel 1973. I tempi sono quelli dell'arte, non della televisione. Simongini fa il giornalista e provoca, de Chirico risponde burbero ma sta al gioco. Simongini lo rimprovera: "Maestro, ma aveva promesso di fare tutto davanti alle telecamere, qui vedo che il lavoro è andato avanti rispetto a ieri", de Chirico si scusa invocando il furore creativo. Un duetto magistrale.

L'arte entra in tv all'inizio: il primo annuncio di messa in onda sulle frequenze della neonata Rai il 13 aprile 1954, comprende una puntata su Giovan Battista Tiepolo di Avventure dell'arte. Poi si fanno avanti programmi che si ispirano al cinema neorealista e si rivolgono a un pubblico umile di non addetti ai lavori. Anche il piccolo schermo elabora una sintassi specifica. Saranno due i modelli di riferimento: il catalogo audiovisivo museale con voce fuori campo e il telegiornale. Negli anni settanta, finalmente, il pubblico è pronto per un linguaggio più diretto e immediato. E' la volta di Franco Simongini, che modifica definitivamente il racconto, facendo entrare le telecamere negli studi di de Chirico, Guttuso, Manzù, Burri, Marini portando a contatto  arte e televisione, che fino ad allora erano stati l'uno spettatore dell'altro. E viceversa. Simongini coinvolge nella scrittura Cesare Brandi e Federico Zeri, il meglio della ricerca e divulgazione artistica di quegli anni, si avvicina ad Afro, Capogrossi, Pirandello, Dorazio, Fazzini, Vangi, Vespignani. A de Chirico lo unisce la comune passione per la poesia. Diventa l'interlocutore preferito dello schivo Burri, di Guttuso e Manzù. Sempre con il suo modo schietto e semplice. "Era capace di ascoltare, accordando la massima libertà e poi naturalmente, quando il servizio veniva registrato in pellicola, lo “aggiustava” abilmente. Simongini lavorava sul montaggio: era perfettamente liberale, non aveva né pregiudizi, né punti di vista precostituiti. Le sue domande, poi, erano sempre molto semplici, in modo da poter essere capite da tutti. La televisione deve essere compresa dalla gente: se diventa astrusa, è inutile”. Parola di Zeri. Vi proponiamo tre gioielli conservati nelle Teche Rai.

Tags

Condividi questo articolo

Inserisci il codice nel tuo articolo