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Gesti di liberazione

"Quello che finiva sulla tela non era un quadro, ma un evento. I gesti che si riflettevano nei dipinti erano gesti di liberazione dai valori - politici, estetici e morali". Meglio di ogni altra definizione critica, le parole di Harold Rosenberg spiegano l’essenza dell’arte di Jackson Pollock, pittore nato nel 1912 nel Wyoming e cresciuto tra Arizona e California a contatto con la cultura indiana e pellerossa. Dopo una formazione frammentata e discontinua, nei primi anni trenta Pollock si avvicina alla pittura sociale messicana di Orozco e Rivera. Lui stesso si dedica ai murales dal 1935, dopo essersi trasferito a New York e avere aderito al Federal Art Project, progetto governativo a sostegno di artisti disoccupati. La vita nella grande città gli consente di frequentare gli ambiti intellettuali, dove conosce Lee Krasner, che diventerà sua moglie ma anche una guida e una collaboratrice attenta. Nel 1943 la prima personale alla galleria di Peggy Guggenheim, la prima a credere nella sua arte e a sostenerlo con profonda convinzione. Surrealismo e cubismo, insieme ai linguaggi di Mirò, Gorky e Picasso, sono le avanguardie europee che più lo interessano e che lo spingono ad approfondire le ricerche sull’automatismo e il segno come espressione diretta e immediata del proprio sentire. Su questo, si innesta l’interesse profondo per l’astrattismo, la carica gestuale, e l’arte popolare della sua terra. Dal 1949 le tele diventano sempre più grandi, così come il gesto e l’azione diventano sempre più protagonisti. Pollock adotta la tecnica del dripping, il colore sgocciolato dal pennello direttamente sulla tela srotolata a terra. L’artista si muove intorno alla superficie pittorica con ampi gesti e rapidi movimenti, tutto il corpo partecipa alla creazione di segni, macchie, linee, come in una danza mistica, per realizzare quei dipinti straordinari pieni di un’energia primordiale che danno vita all’action painting. La sua arte è definita anche espressionismo astratto in quanto l’atto del dipingere nasce come emersione di una pulsione: è la manifestazione di uno stato d’animo che ignora ogni razionalità per abbandonarsi all’automaticità del gesto. Negli anni ’50, Peggy Guggenheim lo fa conoscere in Italia con mostre personali e partecipazioni alla Biennale a Venezia. Da sempre afflitto dall’alcool, come un eroe maledetto, Pollock muore nel 1956 in un incidente stradale con il grande merito di aver imposto gli Stati Uniti come nuovo centro delle ricerche artistiche del secondo novecento.

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