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Gli artisti spagnoli e lo spirito di geometria

Nel periodo interbellico del ventesimo secolo la ricerca di artisti come Piet Mondrian, Josef Albers, László Moholy-Nagy, ha contribuito ad orientare la nostra sensibilità verso un universo razionale, di pure forme. Oggi, il linguaggio rigoroso della geometria può continuare ad essere una scelta utile nell’arte? L’indeterminazione dell’arte geometrica può spiegare la complessità del mondo? Come possiamo documentare e raccontare il nostro presente senza rinunciare agli aspetti eroici, trasparenti ed esemplari della geometria?

La mostra Geometrico Trip South, presentata all’Istituto Cervantes, per la prima volta in Italia dopo il debutto al Rafael Botí Art Center di Córdoba, si pone l’obiettivo di rispondere a queste domande. La collettiva raccoglie settantacinque opere di quattro artisti andalusi: José María Baez, Fernando Clemente, José Miguel Pereñíguez e Fernando M. Romero.

L’asse Córdoba/Siviglia/Jerez, al quale allude il sottotitolo dell’esposizione, corrisponde alla provenienza geografica degli artisti coinvolti nel progetto che indaga nella genesi di questo specifico linguaggio artistico e sul rapporto tra razionalità e creatività.

Roma, Istituto Cervantes: Geometrico Trip South. Córdoba/Siviglia/Jerez, fino al 16 giugno 2018

 

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