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Henri Cartier-Bresson: la geometria della visione

Prima di scattare aspettava il momento più intenso. L’istante fugace e decisivo che rivelava al suo sguardo una realtà dalla forma rigorosa, costruita secondo “un ritmo di superfici,di linee e di valori.” A quel punto, scrive Henri Cartier-Bresson, “L’occhio ritaglia il soggetto e alla macchina non resta che fare il suo lavoro, cioè imprimere sulla pellicola la decisione dell’occhio”. A dieci anni dalla morte, lo straordinario intuito visivo del fotografo francese è celebrato in una retrospettiva ponderosa, curata da Clément Chéroux. Oltre cinquecento opere tra fotografie, disegni, dipinti, film e documenti, le più importanti icone ma anche le immagini meno conosciute, per una lettura approfondita e inedita del cammino artistico del grande maestro, che al tempo stesso, raccoglie e ”rappresenta” la storia del Novecento. Dal Surrealismo alla Guerra Fredda, dalla Guerra Civile Spagnola alla seconda Guerra Mondiale e alla decolonizzazione, Cartier-Bresson è stato, infatti, uno dei testimoni più attenti del secolo appena trascorso. "L'occhio assoluto", come è stato definito, che ha sintetizzato così la propria poetica: “L’uomo e la sua vita, così breve, così fragile, così minacciata. Io mi occupo quasi esclusivamente dell’uomo. I paesaggi sono eterni, io vado di fretta.”.

Roma, Museo dell’Ara Pacis: Henri Cartier-Bresson

fino al 25 gennaio 2015

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