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Ibridi e idoli: Luigi Ontani si racconta

Negli anni ottanta si aggirava magro e sottile sotto i riflettori dei passanti nei dintorni di piazza del Popolo con abiti cuciti a mano, sete indiane di meravigliosi colori pastello e un modo di incedere tutto originale. Oggi Luigi Ontani, che ha fatto della propria immagine un’autentica opera d’arte, ha cambiato traiettorie e percorsi urbani, ma non il look. Goffredo Parise lo definì un "parapittore”. La produzione di Ontani, attivo dagli anni settanta, si ispira a maschere e iconografie di paesi esotici, dove trascorre gran parte dell’anno in cerca di tessuti e ispirazione. Inventa e costruisce maschere, figure surreali, scarpe ortopediche in ceramica, oggetti magici e inquietanti. Se oggi la surrealtà di Ontani ha conquistato persino le espressioni verbali, anch’esse parte del suo sistema in cui arte e vita non si distinguono ma si alimentano vicendevolmente, in questa vecchia intervista l’artista spiega il lavoro che svolge. Il villino Romamor, dependance Rocchetta Mattei a Grizzana Morandi in provincia di Bologna, era l’abitazione di Ontani, una specie di riserva concessa dal conte Cesare Mattei a potenti e bizzarri che volessero allontanarsi dal caos urbano e ritirarsi in una dimensione più meditativa e creativa. Era colmo di "ibridoli", le maschere di ceramica che mescolano i suoi tratti somatici con quelli di dei immaginari, personaggi storici reali e animali. Filo conduttore di queste opere è l`ambiguità, unita alla confusione tra antico e moderno, in un continuo, ironico e narcisistico guardarsi allo specchio.

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