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Il Divisionismo e il colore viola

Per la pittura italiana della fine del XIX secolo il Divisionismo è stato il primo, fondamentale e rivoluzionario movimento artistico di respiro europeo, strumento di irreversibile superamento della pittura storico-naturalistica ancora dominante alle grandi esposizioni nazionali e internazionali. Una stagione feconda dell’arte italiana a cavallo dei due secoli, caratterizzata da una spiccata audacia espressiva, favorita dalla commercializzazione dei colori industriali e dall’introduzione di pigmenti fino allora sconosciuti. Il giallo cromo, il verde viridian, il blu cobalto e soprattutto il colore viola, entrano nella tavolozza dei pittori divisionisti alla ricerca di soluzioni cromatiche che restituiscano la luminosità e la brillantezza della luce naturale.

Un’approfondita indagine sulle tecniche divisioniste è stata effettuata su alcuni dipinti della collezione della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, grazie al progetto IPERION.CH promosso dall’Istituto superiore per la Conservazione e il Restauro in collaborazione con il MOLAB, Laboratorio Mobile del CNR, e sostenuto dai fondi MIUR. Le analisi sono state condotte su quattro dipinti selezionati sulla base delle caratteristiche tipologiche e del diverso ambito cronologico e tematico: Giuseppe Pellizza da Volpedo, Prato fiorito, 1900- 1903; Gaetano Previati, Mammina,1908; Enrico Lionne, Fuori Porta San Giovanni, 1911 Plinio Nomellini, La sorella minore,1911.

Si ringrazia la Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea per l'autorizzazione alle riprese.

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