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Il poeta della pubblicità

Caballero e Carmencita per Lavazza, il tormentone di Papalla, un Carosello andato in onda dal 1966 al 1972, Pippo, l’immortale ippopotamo di Lines, sono solo alcune delle invenzioni geniali che trasformarono il messaggio di propaganda in arte.  Armando Testa, con ironia e stile minimalista, si impose nel settore pubblicitario negli anni sessanta entrando presto tra le prime agenzie in Italia per fatturato e attività. Quando morì, il 20 marzo 1992, la sua azienda fatturava centocinquanta miliardi all’anno e dava lavoro a oltre duecento dipendenti. A vent’anni dalla su morte il gruppo  Armando Testa mantiene il primato in termini di fatturato e intelligenza creativa. Lo chiamavano il “poeta della pubblicità”, adoperava una semplicità ostentata per veicolare messaggi e immagini, facendo continuamente ricorso all’ironia e al paradosso. Era il meno intellettuale dei pubblicitari italiani, ma l’unico che riusciva a dialogare direttamente con il pubblico. “Quarant’anni: non li dimostra” fa il punto dell’azienda dopo quarant’anni dal suo esordio. Nel 1986 cifre e numeri sono già da capogiro: Testa è al secondo posto per cifre di Budget nella classifica internazionale delle agenzie pubblicitarie. Al primo posto c’è Erickson

Da Rai Teche, Quarant’anni: non li dimostra, 1986

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