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Il ritorno in Italia dell’Adolescente di Michelangelo

Una figura atletica, dai muscoli scolpiti con eccezionale vividezza, un giovane ritratto in una posa enigmatica che sembra esprimere una condizione di tragico rifiuto del mondo. È L’Adolescente di Michelangelo Buonarroti, un’opera giunta in Russia per iniziativa della zarina Caterina II che l’acquistò da un collezionista inglese negli ultimi decenni del Settecento, dal 1851 conservata nel Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo e ritornata temporaneamente in Italia, grazie ad un’iniziativa della Fondazione Alda Fendi-Esperimenti. È rynoceros, la nuova sede romana della Fondazione, un palazzo seicentesco rinnovato dall’architetto francese Jean Nouvel, ad accogliere uno dei pochissimi lavori del grande artista conservati all’estero: un’esposizione curata da Sergej Antrosov, con un progetto di illuminazione, firmato da Vittorio e Francesca Storaro, che simula la suggestiva luce delle candele esaltando la potenza delle forme scultoree. Interpretato talvolta come un guerriero ferito o stanco, e persino come un’allegoria del silenzio o dell’anima non nata, il giovane accovacciato, altro titolo con cui è nota l’opera, fu scolpito probabilmente da Michelangelo negli anni drammatici della caduta della Repubblica fiorentina, tra il 1530 e il 1534, quando solo grazie all’appoggio di Papa Clemente VII, l’artista riuscì a salvarsi dalle vendette dei sostenitori dei Medici.

L’esposizione dell’Adolescente inaugura un programma triennale voluto dalla Fondazione Alda Fendi, che condurrà a Roma altri capolavori provenienti dalla prestigiosa istituzione museale russa.

 

L’Adolescente di Michelangelo

Fondazione Alda Fendi-Esperimenti, Roma, fino al 10 marzo 2019

 

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