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Je suis l`autre. Il primitivismo nella scultura del Novecento

“La scultura delle Nuove Ebridi è vera più che vera, poiché possiede lo sguardo. Non è l’imitazione di un occhio. E’ uno sguardo fatto e finito”. Per Alberto Giacometti “contava soltanto lo sguardo” e il contatto diretto con le immagini elaborate dalle sculture etniche fu folgorante, la rivelazione di una dimensione “altra” che favorì la ricerca di orizzonti inesplorati. Un incontro fatale come per quasi tutti gli artisti occidentali che, confrontandosi con i linguaggi cosiddetti “primitivi” penetrati sulla scena mondiale sin dalla fine dell’Ottocento, si avviarono verso un’autentica rivoluzione delle forme, alimentati dal desiderio di oltrepassare visioni e schemi che il realismo europeo aveva ereditato da quattro secoli di riflessione estetica.

Je suis l’autre. Giacometti, Picasso e gli altri. Il primitivismo nella scultura del Novecento, la rassegna promossa dal Museo Nazionale Romano, diretto da Daniela Porro, e dal Museo delle Culture di Lugano (MUSEC) con Electa, a cura di Francesco Paolo Campione e Maria Grazia Messina, percorre questa cruciale età del cambiamento della scultura novecentesca, proiettata verso la conquista di una nuova libertà espressiva, grazie al fecondo dialogo con le culture primitive. Ottanta le opere di grandi maestri del Novecento (tra i quali anche Jean Arp, Georges Braque, André Derain, Jean Dubuffet, André Masson, Joan Miró, Louise Nevelson, Germaine Richier, Marino Marini) accostate nei suggestivi spazi delle Terme di Diocleziano a capolavori di arte etnica e popolare, esempi di quel pensiero magico, denso di miti e utopie, che aprì le porte per una ricerca interiore e una poetica che oltrepassava i confini della realtà e della natura.

Roma, Terme di Diocleziano: Je suis l’autre. Giacometti, Picasso e gli altri. Il primitivismo nella scultura del Novecento, fino al 20 gennaio 2019

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