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Jim Dine: "Mi sento come Geppetto"

L’artista statunitense, attualmente in mostra all'Accademia di San Luca, racconta frammenti della sua vita artistica e personale, così intimamente connessi fra loro da fondersi nelle opere realizzate nel corso della sua lunga carriera. Erroneamente viene spesso associato al movimento della Pop Art, un’etichetta che non lo rappresenta a pieno. (Vedi anche: Jim Dine: “Non sono un’artista Pop”)

Nell’universo di Dine, fondamentale risulta l’influenza esercitata dagli affetti familiari, tra cui spiccano le figure della madre, morta quando Jim aveva soltanto 12 anni e del nonno, proprietario di una ferramenta. È infatti nel negozio del nonno che l’artista trascorrerà l’infanzia, sviluppando un’immagine di sé in veste di artigiano che ha avuto la fortuna di saper fare con le mani, e assimilando nella memoria un repertorio di utensili che lo accompagnerà per tutta la vita.


Alla madre si deve invece la passione per il Pinocchio di Collodi, in quanto portò Jim all’età di sei anni al cinema a vedere la versione della favola realizzata da Walt Disney. L’esperienza lo segnò profondamente; da bambino s’identificò nel personaggio di Pinocchio, ma con il trascorrere degli anni, creando opere d’arte, iniziò a immedesimarsi sempre di più nella figura di Geppetto. La capacità di dare vita a un oggetto inanimato diventerà metafora della creazione artistica di Jim Dine, che negli anni userà la figura di Pinocchio per numerosi disegni, pitture e sculture.     

  
Un altro elemento fondamentale nelle opere di Dine è l’uso della parola scritta. L’interesse per la poesia nasce durante l’infanzia, in parte a causa della sua dislessia, come spiega a Rai Arte in quest'intervista.

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