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La fisicizzazione della forza. Giovanni Anselmo

“A ogni modo di pensare o di essere, deve corrispondere un modo di agire. I miei lavori sono la fisicizzazione della forza di un’azione, dell’energia di una situazione o di un evento, non l’esperienza di ciò a livello di annotazione, di segno, o di natura morta soltanto. È necessario che l’energia di una torsione viva con la sua vera forza. Non vivrebbe certo con la sola sua forma”. Giovanni Anselmo, nato nel 1934, prima mostra alla galleria  Sperone nel 1967,  Leone d’oro per la Pittura alla Biennale di Venezia nel 1990, è uno dei principali esponenti dell’Arte povera. La sua ricerca si concentra sull’interazione di materiali  molto diversi tra di loro per composizione, duttilità, natura e provenienza. Sono materiali incompatibili e opposti, come in Torsione, dove la fisicizzazione dell’energia è data dalla torsione del cuoio attorno a un manico di legno, che si contrappone alla fredda staticità del granito.  La differenza tra i materiali produce contrasti e mette in evidenza la vitalità di quegli stessi elementi.  Dal 1965, dopo aver abbandonato la pittura,  Anselmo procede in questa direzione, fa un pezzo di strada con i compagni dell’Arte povera, e dal 1980 prosegue inseguendo il tema dell’infinito.

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