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La "Memoria del futuro" di Pablo Echaurren

 

Nel 1977, nel periodo caldo degli anni di piombo, esisteva anche un movimento creativo e colorato chiamato gli indiani metropolitani, giovani che si rifacevano al surrealismo e al dadaismo. Pablo Echaurren partecipava attivamente a questo movimento culturale. Un gruppo a lui ostile fece un volantino sul quale c’era scritto “da te spira puzzolente l’alito di Marinetti”. Fare riferimento al poeta futurista era un insulto violentissimo. Ma Echaurren, allergico a ogni forma di divieto, si incuriosisce e si avvicina al movimento futurista per approfondirne la conoscenza. Comincia non solo a capire cosa fosse il futurismo ma anche a comprare libri, volantini, documenti, che in quell’epoca si potevano trovare esclusivamente sulle bancarelle.

Questa la premessa per spiegare l’opera Memoria del futuro, che Echaurren ha realizzato in occasione della mostra Avanguardie russe (Roma, Museo dell’Ara Pacis, 2012).

L’artista racconta: “Non è semplice per un vivente confrontarsi con questi capolavori. Il rischio è quello di rimanere schiacciati. Ho pensato che si potessero utilizzare alcune parole di Majakovskij e realizzare un’installazione che affrontasse temi che la mostra non trattava. Il titolo “memoria del futuro” fa riferimento a un passato nel quale realmente si stava costruendo il futuro. Gli artisti russi furono uomini che, da una condizione di oscurità e povertà – la Russia degli anni Dieci e Venti - non facevano che guardare a un radioso e luminoso futuro e lo disegnavano dalla A alla Z”.

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