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La pittura semplice e complessa di Ennio Tamburi

La Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma rende omaggio a Ennio Tamburi, pittore di origini marchigiane che vive e lavora tra Roma e Zurigo.

"Semplice. Complesso” è il titolo della mostra, che ben presenta la ricerca stilistica e concettuale compiuta negli ultimi anni dall’artista. Si tratta di opere su carta di varie dimensioni, dalle quali emerge l’interesse di Tamburi per il linguaggio informale, composizioni e scomposizioni geometriche intese come metodo per leggere la realtà. I segni tracciati su queste preziose carte, spesso portate in patria da terre lontane, divengono una sorta di alfabeto, un sistema nel quale rintracciare significati. E’ lo stesso Tamburi a spiegare il suo linguaggio: “Lavoro su due livelli. Il primo è il fondo con colori acquosi dove non c’è la pittura, il colore è affidato all’acqua che disegna, lascia delle macchie, delle piccole pozzanghere prima che si asciughi. In questa prima fase non c’è un mio intervento, è tutto casuale, legato alla libera fantasia dell’acqua che si sistema come vuole. Quando il colore si asciuga si passa al secondo livello, delle costruzioni geometriche e dinamiche, di solito con un unico colore. In questa fase lavoro con grande meticolosità. Sono migliaia di punti per raggiungere quella forma, quel concetto di due schieramenti che si confrontano sospettosi. Avverto il bisogno di raggiungere la simmetria e l’equilibrio tra il non controllo del primo livello e la geometria razionale. Non oso condizionare il primo livello, perché è la parte più spontanea e creativa. Proprio per questo non ho mai buttato un mio foglio”.

Maria Giuseppina Di Monte, storica dell’arte, spiega questa pittura, al contempo semplice e complessa.

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