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La post-painterly abstraction di Frank Stella

 

Post-painterly abstraction è un termine creato dal critico Clement Greenberg come titolo della mostra da lui curata nel 1964 al Los Angeles County Museum of Art. Greenberg aveva intuito che l’espressionismo astratto aveva ormai esaurito tutta la sua portata rivoluzionaria e stava cedendo il passo a un nuovo modo di dipingere. Dopo anni in cui l’individuo si era espresso al suo massimo grado e in assoluta libertà, gli artisti seguono ora una diversa attitudine. E’ forte l’esigenza di fare chiarezza e la necessità di mettere ordine. La pittura diviene rigorosa, segue uno schema progettuale preordinato, la superficie è piana e la stesura del colore estremamente meticolosa. Le opere divengono quasi anonime, tanto sembra assente la mano del suo autore. Gli artisti hanno ora rinunciato al gesto espressivo e la pittura diventa un’azione essenzialmente mentale

Tra i 31 artisti invitati da Greenberg, compare anche il giovanissimo Frank Stella, nato nel 1936 a Malden da genitori italiani. Da qui inizia il fortunato percorso di questo pittore, balzato in breve tempo alla notorietà internazionale.

Il titolo di questa opera, Harran II, fa riferimento alla città di Harran (Mesopotamia). Il numero romano che segue corrisponde al modo di dipingere le strisce secondo il sistema “dell’arcobaleno”, ovvero parallele e leggermente arcuate.

Daniela Lancioni spiega il capolavoro di Stella, facendo anche riferimento al contesto storico e sociale nel quale si è sviluppato il lavoro dell’artista.

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