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L`American Academy di Roma e il suo dono del tempo

L’American Academy, immersa nel ricco patrimonio artistico e culturale della Roma Caput Mundi, rappresenta da sempre la possibilità, unica nel suo genere  per artisti e studiosi americani, di lavorare in interazione con una città come Roma, tanto antica eppure altrettanto moderna e cosmopolita. Attraverso il Rome Prize, infatti, che l’istituzione conferisce ogni anno, l’American Academy permette infatti ad alcuni intellettuali ed artisti un soggiorno a Roma. Soggiorno che, ricordando vagamente l’antico Grand Tour, è occasione non solo per dedicarsi al proprio lavoro, ma anche per arricchirsi e crescere artisticamente ed umanamente, grazie al confronto con gli altri artisti e con la città.

Lo stesso Yehudi Wyner, che aveva vinto il Prize nel 1953, aveva raccontato che quell’esperienza, a quel tempo triennale, era stata «tra quelle di più profonda e duratura influenza in termini di approccio all’esistenza» di tutta la sua vita. E come lui, che racconta di aver incontrato Stravinskij e Dalì, tanti grandi nomi dell’universo dell’arte sono passati dall’American Academy, come Chuck Close, Roy Lichtenstein, Cy Twombly e Frank Stella,  solo per citarne alcuni.

Oggi la comunità è composta non solo dai vincitori del Rome Prize, ma anche da vincitori di borse di studio affiliate all’Accademia, oltre agli importanti studiosi che vengono invitati dalla stessa istituzione americana. Ad essi, nel mese di giugno, si uniscono gli artisti che partecipano ai programmi estivi dell’American Academy. Nel mese di giugno, inoltre, si chiude l’anno accademico con l’esposizione dei lavori degli artisti che vi hanno soggiornato. Quest’anno, inoltre, è stato festeggiato il Centenario dalla costruzione dell'edificio principale,  nel 1914, secondo il progetto degli architetti McKim, Mead e White. Open Studios e Reading per il Centennial Festival, che ha coinvolto tutti  i vincitori del Prize, tra cui i nomi di Reynold Reynolds, Catherine Wagner, Anna Betbeze. Di tutto questo e di molto altro, ci parla il direttore uscente dell’American Academy, Christopher Celenza, che ci racconta di quel “gift of time”, il dono del tempo, che l’Accademia fa ai suoi ospiti. Il dono di prendersi il tempo per sé per produrre e crescere. Ed il tempo per vivere in una città senza tempo, come Roma, città eterna.

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