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Le materie vive di Rina Banerjee

Rina Banerjee è un’artista indiana che vive e lavora da molti anni a New York. L’India in cui cresce è quella appena emancipatasi dalla colonizzazione inglese, in cui il sentimento e la necessità di unirsi come nazione sono largamente diffusi tra la popolazione. Questa multietnicità del suo paese d’origine traspare nei suoi lavori e si traduce nell’uso di materiali estremamente eterogeni, come tessuti, conchiglie, vetro e piume. Accostando tra loro questi elementi - sia naturali che prodotti artificialmente dall’uomo - Rina crea con le sue opere un dialogo inaspettato, un universo di creature fragili e potenti allo stesso tempo.

Un alone mistico avvolge le sue sculture, in cui riferimenti mitologici, legati ai temi della magia e della superstizione, si intrecciano all’antichità e a rimandi storici. Per Rina Banerjee anche gli oggetti sono vivi, e hanno un corpo anche se non è sempre afferrabile. Componendo differenti materie tra di loro, come un compositore unisce le note musicali, l’artista crea nuove armonie che inglobano le diversità, siano esse culturali, razziali o di genere. L’artista elabora dei titoli per le sue opere che sono vere e proprie poesie, quasi alchemiche, che creano un crescendo strumentale alla melodia visiva.

Invitata da Christina Macel al Padiglione degli Sciamani della 57ma Biennale d’Arte di Venezia, nel 2017,  l’artista presenta dei nuovi lavori che riflettono sul buio primordiale dell’Universo e sulla nascita dell’essere umano.

 

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