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Le utopie di Gianfranco Baruchello diventano start-up

Gianfranco Baruchello artista sperimentatore di fama internazionale, comincia la sua carriera artistica partecipando alla contestazione culturale e politica delle avanguardie degli anni Sessanta.

La sua formazione avviene a Parigi, dove nel 1962 diventa amico di Marcel Duchamp. Dopo una sorta di raggelato espressionismo astratto nell'esperienza informale e una rivisitazione neo-dada nell'assemblaggio di oggetti trovati, perviene con ascendenza duchampiana, a una sua originale figurazione. Minuscoli disegni dal tratto netto e schematico, campiti con tonalità chiare, e scritte minute tracciano su una superficie monocroma, per lo più bianca, o nello spazio asettico di una scatola, agito da elementi tridimensionali, itinerari labirintici, in un creativo processo di atomizzazione di un infinito visibile e mentale. In un flusso inesauribile di combinazioni, si svolgono microscopici ma complessi racconti dell'assurdo che contengono simbologie collegate a diversi strati culturali, metafore plurime, implicazioni psicoanalitiche e parafrasi pungenti.
 

Novantaduenne nel 2016 Gianfranco Baruchello decide di aprire a via del Vascello di Roma un nuovo spazio di 300 mq della Fondazione Baruchello, una sorta di succursale della Fondazione che si trova in via di Santa Cornelia.


Ad inaugurare la nuova sede  fu un progetto strutturato come fosse un ufficio atto a ospitare quattro agenzie, quattro start up, ognuna delle quali lavorerav attivamente per promuovere idee visionarie, innescando così dinamiche economiche e di relazione con lo scopo di ridiscutere non solo le tematiche dell’economia, ma anche i valori della società.


La prima agenzia si concentrava sull’importanza di ripensare il ruolo della pecora. I visitatori della mostra potevano diventare pastori attraverso l’impegno personale di adottare una pecora portatile di legno, nella forma essenziale e con le misure reali, di una sagoma piatta, timbrata e numerata. Dopo la registrazione e la compilazione dei relativi moduli, l’utente divenne custode di una delle cento pecore disponibili e quindi pastore di un gregge simbolico diffuso nel mondo.

La pecora dotata di un alloggiamento/maniglia può essere trasportata facilmente e accompagnare il suo pastore in tutte le ordinarie e quotidiane attività. Un manifesto in undici punti suggerisce modi di uso e manutenzione dell’oggetto. L’atto di adozione conferisce concettualmente all’oggetto molte qualità di una vera pecora. La pecora in legno diviene così portatrice delle proprietà affettive e identificative tipiche della cura di un animale vivente. A differenza del gregge tradizionale, con un unico pastore, questo gregge portatile definisce una proprietà comune basata sulla condivisione. L’agenzia, oltre a individuare i potenziali custodi della pecora, si occuperà anche di seguire e controllare le vicende e gli usi dell’oggetto adottato. 


Una seconda agenzia era dedicata alla terra: custode di valori antichi e patrimonio del vivente, tema di Un metro cubo di terra – Earth Exchange. Il progetto è stato avviato nel 2014 e consiste nello scambio tra la terra della Fondazione (proveniente dalla sede di Via di Santa Cornelia, nella campagna a nord di Roma) con terra proveniente da un altro luogo in Italia o all’estero. Il destinatario dello scambio riceve due casse di legno della misura di un metro cubo, una piena e una vuota. L’agenzia si occuperà di seguire tutte le fasi: dalla ricerca del partner alla spedizione della terra nelle casse, allo svuotamento delle stesse, al mescolamento delle terre dei due luoghi fino al ritorno della cassa contenente la terra del partner e al suo mescolamento con la terra della Fondazione. La terra è qui intesa come un elemento che può fondersi con le terre di tutto il mondo, in una sorta di trasfusione geografica e culturale senza confini. Nei primi due anni dall’avvio del progetto, sono avvenuti scambi tra Martina Franca (Puglia), Amburgo e Karlsruhe (in Germania).


Per la terza agenzia, quella degli Oggetti Anomali, Gianfranco Baruchello invitò un primo gruppo di artisti a presentare, ognuno, il progetto per un “oggetto anomalo”: un’idea o l’invenzione di uno strumento differente da quanto già esistente nella produzione industriale. Compito dell’agenzia era trovare l’ente, o l’amatore, per finanziare la realizzazione dell’oggetto nei modi e dettagli che l’artista propone: un esperimento per capire le possibili funzioni dell’errore, dell’inutile, dello scarto per innescare una nuova relazione tra creatività e produzione. Tra gli artisti invitati: Elisabetta Benassi, Jimmie Durham, Bruna Esposito, Claire Fontaine, Felice Levini, HH Lim, Leonardo Petrucci, Cesare Pietroiusti e altri.


Infine l’ultima agenzia, Produzione di utopie, invitava a pensare a cosa fa venire in mente immaginarsi per qualche minuto al centro di un bosco fitto, oscuro e in totale solitudine. . Dislocata al piano inferiore rispetto agli spazi delle altre agenzie, la piccola stanza dell’utopia implicava la discesa in un luogo sotterraneo e l’immersione in un ambiente insolito che simulava l’interno di un bosco, dove la paura potrebbe essere in agguato come memoria o fantasia: un luogo simbolico della rimozione, intimo e raccolto, possibile “attivatore” di pensieri e di immaginazione. 

Fondazione Baruchello.

Via del Vascello 35,  Roma

 

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