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Lo spazio tecno-organico di Loris Cecchini

Rai Arte ha incontrato l'artista Loris Cecchini (Milano, 1969) per riflettere sulla sua ricerca multiforme a partire dai primi lavori degli anni '90.

Alla metà del decennio si collocano infatti i suoi "Collage elettronici", sovrapposizioni di figure e ambienti in miniatura in cui realtà fisica e realtà virtuale dialogano fra loro. La dimensione paradossale dei suoi collage si ritrova esplicitamente nei successivi "Zooffice" (2001), caratterizzati dall'accostamento "plausibile" di uffici di lavoro miniaturizzati e animali (pellicani, orsi, mufloni…) che appaiono in quell'ambiente incongruo.

Fin da subito la ricerca di Cecchini mira a coinvolgere i linguaggi diversi dell'architettura, del design e dell'ingegneria. Lo si nota chiaramente nelle sue piccole strutture architettoniche, capsule o roulotte (le "Strutture di monologo") collocate spesso in ambienti naturali, in cui l'artista inizia a mettere in gioco un riferimento sempre più forte a quella dimensione organica che ritornerà nei lavori più recenti.

Gli "Stage evidence" riprendono il tema del paradosso partendo da oggetti reali che si svuotano poi completamente della loro consistenza fisica.

I "Rilievi a parete", invece, sono per Cecchini come delle scarificazioni, dei tatuaggi in rilievo. Prendono il via da uno studio tecnico delle onde per raggiungere un pieno mimetismo con l'architettura nel momento in cui sono collocati sulla parete bianca.

Infine i "Blaublobbing", tra i lavori più poetici dell'artista, evidenziano ancora una volta la dimensione ambientale del suo lavoro, ponendosi "come grandi bolle di sapone [che] si sviluppano dalla scatola architettonica".

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