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Lucio Saffaro. Le forme del pensiero

Nel mondo di Saffaro: tra ingegno matematico e sensibilità pittorica
di Giosué Boetto Cohen


Lucio Saffaro - ricercatore, intellettuale, poeta, scrittore, filosofo, artista. I suoi quadri hanno rappresentato esempi unici, grazie all’ambizione continua di riunire due culture: l’ingegno matematico e la sensibilità pittorica.
Laureato in fisica, attratto da numeri e formule geometriche, dalla metà degli anni Sessanta iniziò una ricerca matematica ed estetica sui poliedri, proseguita fino alla morte sopraggiunta nel 1998, considerata ancora oggi la parte più originale e significativa non solo della sua opera, ma dell’intera cultura italiana dell’epoca. Bologna è stata la sua città, vi arrivò adolescente per seguire il padre ingegnere che spostò lì i propri affari dalla Trieste sconvolta del Dopoguerra.

Il suo era un modello di ricerca fortemente mentale. Tutto in Saffaro è vissuto nella dimensione del pensiero: quest’ultimo da non concepire nei limiti della speculazione astratta, ma comprensivo di emozioni e sentimenti. “L’ipotesi di Cnosso” del 1968, fu l’opera che segnò la chiusura del periodo metafisico, dando inizio alla fase più nota legata ai poliedri e alle sue forme geometriche. Sorta di scienziato-artista rinascimentale, secoli dopo Paolo Uccello, puntava al superamento dei solidi platonici. In quest’ottica il poliedro, rappresentava l’essenza della perfezione: un ritratto della mente che andava oltre i confini terrestri, ricollegandosi però Dalla metà degli anni Sessanta iniziò a visitare la Biennale di Venezia. Gli anni Ottanta lo consacrarono: del 1986 è l’antologica a lui dedicata, presso la Galleria d’Arte Moderna di Bologna.

Vedersi rappresentato in quella maniera fu per Saffaro un momento magico, oltre che il punto più alto della sua carriera artistica. Ha lasciato anche un’importante raccolta di opere letterarie, pensieri e trattati (editi e inediti) la cui stesura occupò buona parte della sua vita.

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