Marisa Merz: la dimensione ancestrale del costruire

“Le cose sono lì luccicanti o opache, turgide o schiacciate. Pendenti dal soffitto, in un ordine effimero che gli toglie ciò che ogni opera presuppone. Nell’alterabilità. Volutamente rotondo lì, dove il taglio si interrompe e comincia il rotolo e si afferra. Lì lungo lo stagno. Là, nel cielo e nella mente”.  Nel 1966 Marisa Merz espone i primi lavori nel suo studio torinese. Sono lamine di rame, strutture leggere, mobili, spiraliformi, forate. Nel 1967 quegli stessi lavori costituiscono la sua prima mostra personale. Il rame diventa un materiale prediletto “duro e dolce allo stesso tempo”, come spiega Germano Celant, sostituisce il filo di lana in intrecci e tessiture che richiamano la dimensione ancestrale del costruire.

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