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Michele Ciacciofera. I fili della memoria

Colleziona fossili che integra nella pratica artistica, incide nelle ceramiche i segni rupestri propri delle civiltà neolitiche, predilige materiali naturali e complessi come i favi delle api, scolpisce pietre, legni e plasma qualsiasi oggetto, o suono, che sia anche un registratore di vissuto. “Per me la memoria costituisce un sistema musivo che consente di manipolare il tempo per andare aldilà dei limiti umani” sostiene Michele Ciacciofera, artista che vive a Parigi ma intreccia origini sarde e siciliane, linfa inesauribile delle sue opere.

Denominatore comune dell’eclettismo espressivo di Ciacciofera è, infatti, il Mediterraneo, baricentro della storia dell’umanità, repertorio di forme, miti, utopie, filtrate dall’artista attraverso una ricerca attenta a tematiche ambientali, socio-antropologiche e politiche. Uno sguardo vivo sul presente e un filo teso tra mondo arcaico e contemporaneo che si ritrova nelle opere più recenti: l’installazione sonora The Density of The Trasparent Wind, prodotta per la quattordicesima edizione di documenta, a Kassel e ad Atene, e Janas Code presentata per il Padiglione delle Tradizioni alla cinquantasettesima Biennale di Venezia.

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