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Museo Boncompagni Ludovisi per le Arti Decorative

Entra finalmente nuova  luce dalle maestose finestre del villino Boncompagni Ludovisi, ristrutturato e riaperto al pubblico. Costruita nel 1901 dall'architetto Giovanni Battista Giovenale, il museo è oggi parte della Galleria Nazionale d’Arte Moderna. E proprio dalla Galleria provengono alcuni dei ritratti e arazzi che adornano le pareti dell’edificio, appartenenti artisticamente al periodo che va dagli inizi del ‘900 fino agli anni Trenta. Decennio in cui il principe Andrea Boncompagni, insieme alla moglie Blanceflor de Bildt, ne fece la propria residenza. Se il primo piano, seppur restaurato,  resta fedele al suo aspetto d’un tempo con un arredamento degli ambienti che vede una combinazione tra arte del Seicento ed elementi Decò di fine Ottocento, il secondo piano è il segno più profondo del rinnovamento del museo. E’ qui che è stata allestita l’esposizione di abiti e accessori a partire dagli anni Venti. Arredi, abiti, accessori di moda sono le linee guida di un percorso attraverso la belle epoque, attraverso i lussi della società italiana antecedente alla Prima guerra mondiale. L’art Nouveau aveva permesso che oggetti d’uso comune, quotidiano e privato acquisissero valore estetico. Il Museo Boncompagni Ludovisi, con simili intenti, promuove il riconoscimento del valore storico e soprattutto artistico di oggetti prodotti in origine per un uso esclusivamente personale. Se, infatti, il nome completo della struttura è oggi quello di Museo per le Arti Decorative, è proprio per la sua vocazione a documentare la modernità, l’evoluzione del gusto della moda e del costume.

Nel video, la direttrice del museo, Mariastella Margozzi ci presenta l’intera collezione dando particolare valore a quella di abiti e gioielli. «Formatasi nel 1996, quando alcune maison romane come Sarli, Gattinoni e le Sorelle Fontana fondarono un'associazione a favore della creazione di un Museo della Moda a Roma.Grazie alle generose donazioni di quegli stilisti si è creato un nucleo di abiti che rappresentano la storia dell'Alta Moda italiana». A queste prime donazioni si è poi aggiunta quella di abiti appartenuti a donne celebri come Palma Bucarelli. Storica direttrice della Galleria, con i suoi abiti e i suoi ritratti, risalenti ad un periodo che va dagli anni ’40 gli anni ’70 del Novecento, si rafforza probabilmente quel percorso attraverso l’evoluzione degli usi e dei costumi, di cui il Museo si è fatto baluardo.

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