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Nelle mani di Rodin

L’illusione della carne e della sensualità, l’intensa espressività dei volti, la pietra liberata dall’inerzia e trasformata nella vitalità vibrante dei corpi. In sessantadue sculture la rassegna romana  del 2014 alle Terme di Diocleziano ha ripercorso l’evoluzione stilistica di Auguste Rodin e il rapporto speciale, del tutto innovativo, che il maestro francese ebbe con il marmo, la materia classica per eccellenza.

In mostra vi erano le icone della produzione di Rodin, Il Bacio, i ritratti di Madame Roll, di Victor Hugo, di Pierre Puvis de Chavannes e La Mano di Dio, soggetto prediletto dall’artista e così celebrato da Rainer Maria Rilke: “Mani che camminano, mani che si risvegliano, mani criminali testimoni di penose eredità, mani stanche di fatica e nascoste in un angolo come un animale ferito, quasi sappiano che nessuno può correre loro in aiuto. Tuttavia queste mani rappresentano già un organo complesso: un delta i cui fiumi di vita provenienti da lontane sorgenti si fondono nel mare dell’azione…”.

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