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Prampolini, Adriana, Capri. Genesi di un ritratto

Nessuno più sapeva, nel secondo dopoguerra, chi fosse la figura femminile tratteggiata da Enrico Prampolini nel dipinto intitolato Spazialità solare o Adriana a Capri. Forse un simbolo, il genius loci di uno spazio mitico evocato attraverso le linee guizzanti, di dirompente energia, proprie della pittura futurista.

Sergio Lambiase, recentemente, ha ricostruito nel saggio Adriana cuore di luce (Bompiani) la genesi del ritratto e riconsegnato alla storia la musa di Prampolini, identificabile nel personaggio di Adriana Capocci Belmonte. Una giovane aristocratica, nata a Napoli nel 1918, colta e inquieta, affascinata dall’arte, dall’India, dai viaggi. Una personalità dalla vitalità spiccata, riversata nei diari, nelle lettere, nei disegni, testimonianze intercettate casualmente da Lambiase che ha ricostruito anche un affresco dell’ambiente culturale napoletano degli anni Trenta e Quaranta. Ruotano intorno ad Adriana, Albero Moravia, Franco Fortini e, soprattutto, l’amica prediletta Anna Maria Ortese, proprio come Prampolini, folgorata dall’essenza luminosa di questa giovane che muore a soli ventisei anni nel 1944, ritratta in uno dei romanzi più celebri dell'Ortese: Il porto di Toledo.

Rai Arte ha incontrato lo scrittore Sergio Lambiase e il collezionista Fabrizio Paratore.

Si ringrazia Silvana De Luca per la gentile concessione delle immagini

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