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Quando i rifiuti diventano arte

Dai Futuristi a Picasso, da Duchamp ai Dadaisti, da Picabia a Burri, la cultura degli ultimi cento anni è gremita di recuperi, riusi, contaminazioni, frammenti, scarti.
Recuperare e conservare i rifiuti, cercare di trattenerli, di farli sopravvivere strappandoli al nulla, alla dissoluzione cui sono destinati, il voler lasciare una traccia, un indizio per chi resta, coinvolge una dimensione psicologica che è anche politica.
Lea Vergine, nel suo libro “Quando i rifiuti diventano arte. Trash, rubbish, mongo” (Skira, 2006), analizza il rapporto tra l’essere umano e i rifiuti, cercando di far emergere il valore simbolico di questo comportamento, approfondito scientificamente anche dalla psicanalisi. 

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