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Ritratti d`artista. Massimo Catalani

Rose rosse, melograni dorati, una luna arancione, peperoncini color del fuoco, un edificio in bianco e nero. Lo studio di Massimo Catalani è un’esplosione di colori, di materia, di immagini.  Architetto di formazione, Catalani fin dagli anni ’80 ha scelto la pittura come forma espressiva. In un momento in cui tutti erano orientati al concettuale, Catalani ha fatto una scelta ideologica, si è rivolto alla figurazione con la convinzione che l’arte deve essere, prima di tutto, comunicazione. Ed inizia così il suo lungo e fortunato percorso, dai piatti di pasta agli ortaggi più banali, come le cipolle. Ma solo uno sguardo distratto può credere che queste opere siano mera decorazione superficiale. Questa iconografia semplice, e forse per certi versi trasgressiva se confrontata con quella più diffusa e apparentemente più complessa della maggior parte degli artisti contemporanei, offre più livelli di lettura e cela in sé un messaggio molto forte. All’eccesso di concettuale, che nella maggior parte dei casi allontanava (e allontana ancora) il pubblico mettendolo in difficoltà, Catalani risponde con opere accoglienti, immediatamente comprensibili, rappresentative del genere umano, profonde tanto quanto l’atto stesso del vivere. E dalla pasta alle tante forme della natura, alle architetture italiane più significative intese come luoghi umani, paesaggi domestici, fino alle rose, icone della bellezza assoluta che, come diceva Dostoevski, “salverà il mondo”, l’orizzonte si apre a una ricca iconografia, profondamente rappresentativa del nostro vivere contemporaneo.

L’incontro con Catalani diventa un momento di riflessione sull’arte e sulla sua comunicazione.

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