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Scenari urbani in mostra

 Scenari urbani in mostra

Ritratti di città. Urban sceneries. Da Boccioni a De Chirico, da Sironi a Merz a oggi, a cura di Flaminio Gualdoni è l’evento espositivo che si terrà a Villa Olmo dal 28 giugno al 16 novembre, seconda tappa del progetto triennale del Comune di Como che ha preso avvio lo scorso anno con la mostra “La città nuova. OltreSant’Elia”. Oltresessanta le opere, esposte seguendo un percorso che intende indagare, per la prima volta in una mostra, l’incidenza dell’immagine della città moderna – tra utopia, mito e realtà – nell’arte italiana del XX secolo e del tempo d’oggi.

 

Tra le opere esposte, una scultura che Arnaldo Pomodoro ha realizzato appositamente per l’evento comasco. InoltreRitratti di città offre l’occasione di vedere opere mai viste o raramente esposte, perché provenienti da collezioni private. Tra queste, La città che avanzadi Giacomo Balla, esposta qui per la prima volta, oltre che Via Toscanelladi Ottone Rosai e Periferiadi Umberto Boccioni, anch’esse quasi mai apparse in mostre pubbliche.

 

Più di altre culture, l’italiana è legata alla tradizione visiva del genere paesaggistico, dunque a un’idea di naturale largamente prevalente sull’immagine urbana. È solo con le spinte moderniste di fine ‘800 e soprattutto con l’avanguardia futurista che la visione urbana entra progressivamente in scena, divenendo di volta in volta il referente visivo e intellettuale di un ragionamento esteso all’idea tutta di modernità. Dire città significa energia ottimistica, comunità dotata di un’anima e di un’identità, un progresso che allora si immagina senza limiti e confini. Significa, ancora, un modo di vita fatto di rumori anziché di silenzi, di azione anziché di contemplazione.

 

Il futurismo di Boccioni, Balla, Depero, Dottori,dunque, è interprete perfetto della città nuova, del suo imporsi come visione ulteriore anche dal punto di vista della struttura dell’immagine: “le stazioni ingorde, divoratrici di serpi che fumano; le officine appese alle nuvole per i contorti fili dei loro fumi; i ponti simili a ginnasti giganti che fiutano l’orizzonte” sono, nel Manifesto futurista, il mondo nuovo. A fianco, subito, la Metafisica di De Chiricosegna della sua trasognata classicità l’immagine della città, in una sorta di doppio rapporto – tra entusiasmo e resistenze culturali – con la metropoli che innerverà di sé tutto il corso del ‘900.

Il grande Novecento è dominato da un artista come Sironi, i cui paesaggi urbani incarnano le prime perplessità poetiche nei confronti della nuova condizione esistenziale: le sue sono, ha scritto Mario Botta, “architetture senza tempo che, a dispetto del programma, solo un futurista ci poteva dare”. L’itinerario si conclude con una documentazione essenziale delle generazioni ultimissime, le quali tra pittura e fotografia riprendono con forza il tema della crisi attuale dell’immagine di città: da Chiesia Costa, da Guaitamacchia Presicce.

 

La scelta è di documentare ogni autore con opere primarie e per molti versi esemplari, dando vita a un percorso fatto di rimandi iconografici e stilistici e altrimenti di rotture brusche, dimostrando come il ‘900 italiano veda la convivenza di una precisa identità di scuola con la partecipazione al più vivo dibattito internazionale.

Sempre in relazione al tema, come trait-d’union tra la prima rassegna a tema città del 2013 e quella di quest’anno, è in corso presso la Pinacoteca Civica fino al 28 settembre “Aldo Galli: luci e astrazioni urbane”, mostra dedicata ad Aldo Galli (1906-1981), uno degli astrattisti storici comaschi che nella sua opera ha sviluppato a lungo e con varie declinazioni il tema della città. Il quadro simbolo della mostra a giugno verrà spostato e inserito nel percorso di Ritratti di Città.

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