Storie dell`arte. Pio Monti

Gallerista storico romano, Pio Monti nasce nelle Marche e all’inizio degli anni ’60 si trasferisce nella Capitale dove viene “maleducato”, come lui stesso afferma con ironia. Roma vive in quel momento un periodo di grande vivacità intellettuale e artistica. Gallerista molto attivo, Pio Monti lavora con le personalità più significative. Molti sono i suoi ricordi, ma in particolare c’è la collaborazione con Gino De Dominicis, con cui vive uno strettissimo rapporto professionale e umano. Monti ricorda di aver provveduto, di tanto in tanto, a reperire materiale per la realizzazione delle opere: non tele e colori ma una mozzarella, una carrozza, uno scheletro, e così via. Era infatti il periodo dell’Arte Comportamentale, erano i gesti ad avere significati profondi e a creare situazioni magiche ed emozioni intense. Era un lavoro autentico, gli artisti credevano profondamente in ciò che facevano fino a mettersi in gioco senza riserve. E quando Monti si trovò ad acquistare uno Scheletro di De Dominicis, non esitò a vendere il suo appartamento. Con la Transavanguardia e lo sviluppo del mercato, tutto è cambiato. La figura del gallerista è stata sostituita con quella del mercante e quella magia, quella tensione verso l’infinito, sono scomparse.  In questo autoritratto semiserio, lo storico gallerista romano racconta di sé, di quegli anni magici, di quella Roma vissuta di notte e di giorno da artisti autentici che hanno lasciato un segno nell’arte contemporanea, e di come un gallerista può essere amico degli artisti.

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