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Giotto

Giotto

Giotto di Bondone - Colle di Vespignano in Mugello 1267 ca. - Firenze 1337 

Secondo una tradizione del tutto accettabile, Giotto sarebbe stato discepolo di Cimabue il quale ne indirizzò la formazione nel senso delle più aggiornate tendenze pittoriche del tempo.

Non è improbabile che proprio con Cimabue, o per suo stimolo, Giotto si sia recato ben presto a Roma, dove tornò in seguito altre volte, rinsaldando i suoi legami con l’ambiente classicista negli anni della maturità di Arnolfo e Cavallini. Probabilmente dal 1296 fu impegnato nella realizzazione dell’opera destinata a dargli fama eterna: gli affreschi della basilica superiore di Assisi con le Storie di San Francesco.

In quest’opera egli, già pienamente sicuro e padrone dei suoi mezzi, pone le basi di quello che diventerà il modello e il punto di riferimento di tutta la pittura del Trecento. Giotto dà agli avvenimenti della leggenda francescana la concretezza di azioni che si svolgono in uno spazio reale, attualizzandoli in un tempo che è quello del pittore stesso e dei suoi contemporanei.

In questo quadro i personaggi acquistano concretezza e verità, anche in virtù della salda definizione del volume dei corpi, per la naturalezza dei gesti e la caratterizzazione delle espressioni.

La rivoluzionaria portata innovativa della pittura giottesca fu immediatamente compresa dai contemporanei: in occasione del Giubileo del 1300, Bonifacio VIII lo volle a Roma per dipingere la scena (giunta a noi frammentaria e in pessime condizioni) del papa che indice l’anno giubilare benedicendo la folla dalla loggia del Laterano e il mosaico per la facciata di San Pietro raffigurante la Navicella degli Apostoli guidata da San Pietro (perduta).

Tra il 1303 e il 1305 fu chiamato a Padova per affrescare la cappella privata di Enrico degli Scrovegni (recentemente restaurata) in espiazione dei peccati del padre, un famoso usuraio (Dante lo nomina nell’Inferno, canto XVII). Sulle pareti Giotto dipinse Storie della Vergine, Storie di Cristo, figurazioni di Vizi e Virtù e nella controfacciata il grandioso Giudizio finale, col ritratto di Enrico degli Scrovegni che offre alla Vergine il modello della cappella.

Con la Croce di Santa Maria Novella, a Firenze, Giotto affronta un tema che riprenderà più volte, come anche più volte tornerà su quello della Madonna col Bambino, che ha nella Maestà detta “di Ognissanti” (probabilmente eseguita dopo il ciclo padovano) la sua soluzione più monumentale. Degli affreschi di Santa Croce, sempre a Firenze, restano solo quelli della Cappella Peruzzi con storie di San Giovanni Battista e San Giovanni Evangelista (1315-1320) e quelli della Cappella Bardi con storie di San Francesco (1325 ca.); entrambe le cappelle appartenevano ad alcuni fra i più facoltosi banchieri fiorentini.

Con queste ultime commissioni Giotto ha raggiunto un posto di primo piano nella cultura artistica fiorentina: ne è la prova la sua personale agiatezza economica e il prestigio raggiunto con l’incarico di magister et gubernator dell’Opera del Duomo (1334) e di architetto delle mura e delle fortificazioni cittadine.

Ormai all’apice della fama, fu conteso dai grandi committenti del suo tempo: tra il 1330 e il 1333 fu a Napoli chiamato da Roberto d`Angiò e tra il 1335 e il 1336 a Milano presso Azzone Visconti per affrescarne il palazzo.

L’ultima opera superstite della grande attività dell’artista riguarda però l`architettura: nel 1334 progettò il celebre campanile del Duomo, di cui gettò le fondamenta e diresse personalmente i lavori fino al primo ordine dei rilievi. A partire dalla celebre terzina di Dante, che ebbe nel campo della lingua e della letteratura un ruolo e un’importanza analoghi a quelli di Giotto nel campo figurativo, lungo tutto l’arco del Trecento letterati come Boccaccio e Sacchetti e storici come Filippo Villani ritessono le lodi della “naturalezza” e della “modernità” di Giotto.

Fino ad arrivare alla penetrante sintesi di Cennino Cennini (1370 – 1440), autore del primo trattato d’arte in volgare, che di lui scrisse: “Giotto rimutò l’arte del dipignere di greco in latino e ridusse al moderno; ed ebbe l’arte più compiuta che avessi mai più nessuno”.

“Credette Cimabue nella pittura tener lo campo, e ora ha Giotto il grido, sì che la fama di colui oscura”. (Dante Alighieri, Purgatorio, canto XI, 94-96) 

Giuda secondo Giotto

Giuda secondo Giotto

Tra il 1303 e il 1305, Giotto realizza uno dei suoi maggiori capolavori: gli affreschi nella Cappella degli Scrovegni a Padova. Commissionati da Enrico Scrovegni, i dipinti illustrano le storie della vita di Maria e la Passione di Cristo. Nel ciclo pittorico l’artista esegue anche una delle rappresentazioni ...

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C`era una volta Giotto

C`era una volta Giotto

Le storie di San Francesco nella Basilica di Assisi ripercorrono le tappe della vita del Santo con la semplicità che predicava la regola francescana. Quando Giotto le realizza, ha poco più di vent’anni, ma la sua tecnica è già matura e i suoi tentativi di rappresentare la profondità sulla superficie ...

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