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Quando l`arte incontra la tv

L'arte entra in tv sin dall'inizio: il 13 aprile 1954, la prima messa in onda sulle frequenze della neonata Rai, annuncia il programma Avventure dell’arte, con una puntata su Giovanni Battista Tiepolo. Poi si fanno avanti trasmissioni che si ispirano al cinema neorealista e si rivolgono a un pubblico umile di non addetti ai lavori. Anche il piccolo schermo elabora una sintassi specifica. Saranno due i modelli di riferimento: il catalogo audiovisivo museale con voce fuori campo e il telegiornale. Negli anni settanta, finalmente, il pubblico è pronto per un linguaggio più diretto e immediato. È la volta di Franco Simongini, che stravolge definitivamente il racconto portando le telecamere negli studi di De Chirico, Guttuso, Manzù, Burri, Marini facendo incontrare arte e televisione, fino ad allora l'una spettatrice dell'altra. E viceversa. Simongini coinvolge nella scrittura Cesare Brandi e Federico Zeri, i migliori studiosi e divulgatori che l’arte abbia mai conosciuto. Si avvicina ad Afro, Capogrossi, Pirandello, Dorazio, Fazzini, Vangi, Vespignani. A De Chirico lo unisce la comune passione per la poesia. Diventa l'interlocutore preferito dello schivo Burri, di Guttuso e Manzù. Sempre con il suo modo schietto e semplice. "Era capace di ascoltare, accordando la massima libertà e poi naturalmente, quando il servizio veniva registrato in pellicola, lo “aggiustava” abilmente. Simongini lavorava sul montaggio: era perfettamente liberale, non aveva né pregiudizi né punti di vista precostituiti. Le sue domande, poi, erano sempre molto semplici, in modo da poter essere capite da tutti. La televisione deve essere compresa dalla gente: se diventa astrusa, è inutile”. Parola di Zeri. Vi proponiamo alcuni gioielli conservati nelle Teche Rai.