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Renato Guttuso

Renato Guttuso nasce a Bagheria il 26 dicembre 1911, ma viene registrato all’anagrafe di Palermo una settimana dopo perché i genitori erano in conflitto con l’amministrazione comunale per le loro idee liberali. Le idee politiche di Gioacchino Guttuso segneranno la vita della famiglia. Qualche anno dopo i contrasti si trasformeranno in conflitto aperto con i clericali e i fascisti. La militanza e l’attaccamento alla sua terra natale saranno elementi costanti, forse i più evidenti, nell’opera del pittore. L’impegno morale e politico della sua produzione artistica inizia a emergere con chiarezza di intenti a partire dal 1937, quando Guttuso si trasferisce a Roma e stringe un profondo sodalizio con Alberto Moravia, Antonello Trombadori e Mario Alicata, che lo porteranno ad aderire al Partito comunista. Nel dopoguerra Renato Guttuso è tra gli intellettuali che contribuiscono maggiormente a quella straordinaria stagione creativa della cultura italiana. Dipinge braccianti, lavoratori, carrettieri, gente umile, la sua gente, legata alla sua infanzia, al padre agrimensore, “contadini siciliani che hanno nel mio cuore il primo posto, perché io sono dei loro, i cui volti mi vengono continuamente davanti agli occhi qualunque cosa io faccia, contadini siciliani che sono tanta parte della storia d’Italia”. Racconta l’Italia della rinascita, quella di Pausa dal lavoro (1945), che Pierpaolo Pasolini trascrive in versi. “Le figure di dieci operai/emergono bianche sui mattoni bianchi/il mazzogiorno è d’estate./Ma le carni umiliate/fanno ombra: e lo scomposto ordine/dei bianchi è fedelmente seguito/dai neri. Il mezzogiorno è di pace”.